Annamaria Redolfi


 

 

 

Ottobre 2010
Le reti di Annamaria Redolfi


Sempre attenta all’arte “silenziosa” delle donne che spesso non si conosce, Annamaria Redolfi, con solitaria pazienza e con una sapiente manualità, intreccia fili di canapa per dare forma a reti che non hanno nessuna funzione “pratica”, non servono infatti per catturare animali, raccogliere oggetti; non sono reti estese ad offrire  riparo, protezione o sbarramento.
Sono “semplici” reti che hanno una funzione evocativa e simbolica; sono lavori in cui la Redolfi ha saputo trasferire la sua idea di “bellezza primordiale”.
Una bellezza immediata e diretta che è fatta di armonia, di forme, di ricordi, di colori, di materie, di odori, di gesti.
Certo che l’evocazione dell’immagine della rete è strettamente legata a suggestioni “mediterranee”: al mare e ai lontani rituali dei pescatori.
A tale proposito lo scrittore bosniaco Predrag Matvejević ha annotato che “se c'è uno strumento che può essere considerato parabolico, nel senso narrativo della parola, sono le reti. Le forme delle reti non dipendono solo dalla modestia o dall'esagerazione dei nostri desideri, ma altresì dal tipo di pesce che si vuole pescare, dalla nave o dalla barca dalla quale si gettano e sulla quale si tirano su, dalla pesca che si fa di giorno o di notte, in mare aperto o lungo la spiaggia, in profondità o in superficie.” (da “Breviario Mediterraneo”)
Le reti della Redolfi, una volta che le sue mani hanno terminato di intrecciarle, vengono tese su telai di legno e quindi dipinte con un colore denso che, una volta asciugatosi, dà loro consistenza materica.
Colore che viene realizzato secondo una ricetta antica, mescolando le polveri colorate con colla animale e con gesso.
Inizialmente, a sottolineare un legame con il mare, queste reti nascono legate al blu cobalto. Il blu è il colore della riflessione profonda, degli immensi spazi del cielo e del mare. È un colore che induce alla calma e che può portare ad una struggente melanconia.
Nell’andamento ondulato delle maglie blu si possono anche scorgere le lievi increspature della superficie del mare mossa da leggere brezze.
Improvvisamente alle tenui tonalità del blu si sostituisce l’acceso rosso cadmio scarlatto. Il rosso è il colore della vita attiva, della passione e del desiderio ardente, del dinamismo e della vitalità.
Le reti rosse suggeriscono ora quel misterioso “senso del divino” che governa l’atto della creazione.
Sia alle reti blu che a quelle rosse sono fissate ghirlande di minuscole conchiglie raccolte dall’artista durante i suoi viaggi; queste, ancora una volta, ci rammentano scenari marini, ci raccontano qualcosa delle profondità del mare.
Una volta dipinte le reti lasciano la loro “cornice” lignea, dentro la quale hanno riposato essiccandosi, e vengono appese, sospese, nello spazio.
Si presentano dunque allo sguardo dello spettatore staccate dalla parete su cui proiettano ora la loro ombra, una immagine “misteriosa” che rivela l’insieme armonico dei vuoti e dei pieni.
La maglia della rete non serra, non impedisce la vista, ma lascia passare lo sguardo, suggerendoci l’idea di un oltre, di un al di là.
L’aria, la luce, lo spazio filtrano tra i fori delle reti che, come diceva Lucio Fontana parlando dei suoi buchi, lasciano passare l’infinito.
Le trame delle reti, il loro regolare intrecciarsi, manifestano una volontà razionale e ordinatrice che sovrintende alla creazione di questi lavori nei quali Annamaria Redolfi ha raggiunto quella levità, tanto cercata.

Giovanni Bianchi




Pensieri, Lido 18 agosto 2010

Non pensavo che mi sarei così inoltrata nel culto delle reti. La trama delle reti la vedo nel mare, le luci tessono la loro trama sulla superficie mossa dal vento. Quando le mie reti sono appese vedo il mare che si muove sulla loro superficie. Diktina, è la loro dea, Matvejevic uno studioso del mediterraneo me lo ha rivelato, e kalimere si chiamano le reti appese. Non solo le reti sono l’ikona del mio lungo e paziente lavoro, lo è anche la loro ombra che concedono solo in alcune ore del giorno. Le mie reti vengono da un lungo viaggio…lavori femminili dismessi per una nuova fibra ed un punto; il filo mi ha portato per mano e il punto è stato la regola, la pazienza. Dapprima cosparse di pece per coprire l’eterno dilemma della bellezza, poi cosparse di colore azzurro, quasi rete di protezione per un’icona di donna celata, ora libere, prive di sfondo, leggere, dea, azzurra; piccole presenze di vita marina le stanno quasi impigliate, poi ad un tratto la rete si fa rossa, non più solo donna, ma divinità, cosmo, senso del divino, creazione. E mi alterno tra il rosso e l’azzurro…

Annamaria Redolfi

note biografiche


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