BRUNA SCANFERLIN


 

Maggio 2015

La Croda delle meraviglie

Come animali perduti solidificati-pietrificati in un gesto, relitti ribaltati-approdati dopo secolari peripezie, conglomerati petrosi terrosi rimbalzati da sommovimenti profondi di terra-roccia irrequieta e acqua- ghiaccio ribelle, trascinati nel breve scorrere di un fiume che si rintana e scivola nella gola muschiosa di un fauno. Reperti, accatastati dalla solida mobile casualità del tempo nella verde umidità di un eremo protetto dal bosco dove bagnare gli occhi e ascoltare…In questo angolo nascosto e selvatico della marca trevigiana, chiamato Crode del Pedrè, lasciata la barca in laguna, Bruna Scanferlin si è inoltrata con la sua ansia di scoperta, la sua curiosità, i suoi colori. Non c’é la pace lagunare, la chiarezza e la certezza, l’orizzonte pacato di isole e barene. Il paesaggio si restringe, s’incupisce, si fa labirintico percorso, dove suggestione e timore s’incontrano. Una bellezza introversa, oscura, conturbante che il sole illumina e ingentilisce a fatica attraverso il verde lacrimoso, il fitto reticolo dei rami, l’aspra tortuosità delle rocce. In questa gola segreta al confine tra pendio e piana la pittura cerca il visibile e l’invisibile, la vitale concretezza della natura e quel che essa cela, la morfologia del luogo e la sua magia. L’acqua scorre, scivola sulle rocce, saltella, ristagna, le foglie sono farfalle azzurre agitate dall’alitare di un vento, il verde bosco si fa vaporoso arazzo, massi pelosi rugosi sciolgono lunghi erbosi capelli, sottili puntuti arbusti creano un alfabeto di segni, gli alberi s’inchinano ad accarezzare e colorare il fiume, lo accompagnano alla quiete di una smeraldina pozza ombrosa… Un sortilegio pare avvolgere questo luogo, conservarlo da occhi indiscreti, da voci che ne turbino il silenzio acquoso. La Natura pare essersi creata un suo rifugio, un piccolo tempio dove celebrare riti armoniosi in comunione con le sue creature e un lieve brivido si accompagna al piacere della visione, mentre attendi accucciato lungo il Lierza che qualcosa avvenga, appaia. La notte è ancora lontana con le sue ombre, ma le ninfe del bosco già arieggiano volteggiano tra pioppi e ontani, salici e felci, ansiose di raccogliersi alla luna e cantare la Madre, mentre un satiro assetato occhieggia malizioso. Bruna Scanferlin dipingendo questo luogo ne coglie il mistero, le presenze occulte, l’incanto e il turbamento. Lo splendore dei suoi verdi d’acqua e terra che vanno a rabbuiarsi, conquista lo sguardo e invita e a vedere e sentire oltre, a lasciarsi catturare dalle contrastanti emozioni di una pittura che non si limita a narrare un paesaggio ma lo attraversa con il sentimento ed il pensiero cercando una fusione con l’attorno e quello che esso effonde. Rispettosa di una sacralità vegetale, s’impossessa trepidante di un luogo antico e incorrotto e ne raccoglie- fissa le forme movenze con la malia del colore, intingendo il pennello nella meraviglia. E le Crode del Pedrè si colorano di fiaba mormorata nella notte che racconta di un posto misterioso di giganti di pietra bagnati dall’acqua dove gli spiriti del bosco si danno convegno.

Emanuele Horodniceanu



- note biografiche


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