Carlo Alberto Tessarolo


 

Aprile 2017

Le ultime realtà di Carlo Tessarolo

Sono intitolati Ultime realtà i recenti lavori di Carlo Tessarolo, realizzati con la tempera – secondo una personale e "segreta" ricetta – su grandi tele e su piccole tavole di legno. Pur mantenendo la stessa intensità poetica ed evocativa, gli effetti della sua pittura variano a seconda del supporto utilizzato.
Nelle tele la luce e l'oscurità si incontrano, si fondono, si compenetrano, dando vita a visioni emozionanti e suggestive, che invitano lo spettatore ad intraprendere un viaggio in uno spazio interiore, in uno spazio di riflessione.
Ci troviamo di fronte ad una ultima, possibile, realtà, inesplorata e sconosciuta.
Una realtà che non è ben definita dato che lo spazio dell'opera sembra dilatarsi all'infinito suggerendo un'estensione incommensurabile, come se ci trovassimo davanti ad un paesaggio dove l'orizzonte si perde al di là delle possibilità di percepirne i confini. Ogni riferimento spaziale è vano, tutto è vicino ed allo stesso tempo tutto può essere immensamente lontano.
Le sculture, in ceramica smaltata, frastagliate e policrome, traducono in elemento plastico questo ideale spaziale e si propongono come "presenze".
La ricerca cromatica-luministica è il nodo centrale della pittura di Tessarolo. In uno spazio-luce-colore liberfo da ogni tradizionale impianto prospettico, le forme si smaterializzano e si dissolvono perdendo consistenza e contorni, i colori tonali e sfumati, con la luce, divengono i protagonisti del dipinto. La luce genera le ombre e le zone di oscurità; la luce suggerisce sconfinamenti verso remoti spazi celesti. E' una luce che proviene da misteriose sorgenti, è una luce spirituale. Dall'oscurità emergono invece i colori, come dalla nostra memoria riaffiorano i ricordi, rivelandosi allo sguardo con lentezza: ecco dunque che piano piano, con delicatezza, si manifestano gli azzurri, i rossi, i gialli, che sfumano nei viola, nei verdi, nelle tinte bruciate.
Diverso è l'effetto del colore sulle piccole tavole di legno, dove risulta più acceso. Sulla superficie lucida delle tavole, in armonia-contrasto con le zone di luce e di oscurità, il colore, con i suoi accenti timbrici, con i suoi contrappunti, con i suoi bagliori, scandisce il rapporto spazio-temporale e genera dinamici microcosmi.
Sulla soglia di queste ultime realtà sostiamo in silenzio, nell'attesa di iniziare il nostro viaggio, nella sospensione incantata di un attimo che è fuori del tempo, che è eterno.


 

Giovanni Bianchi

 

ARKÈ

Nella mostra precedente presentata da Giovanni Bianchi, erano esposti paesaggi, se tali si potevano definire, che estendendosi da una abnorme sorgente luminosa sino all'assenza totale della luce contemplavano una pressoché infinita variazione di colori; Partecipando essi ancora a spazio e tempo li avevo chiamati "ultime realtà" In questa mostra, ora, penso ad un punto dentro quel paesaggio e alla sua storia. Un punto che può essere la nostra anima in un viaggio proiettato verso l'esterno e l'interno nello stesso momento. La sua storia sarebbe tutta nei movimenti con cui esso, fra oscillazioni e incertezze e turbamenti, che colorano in modo vario tutto il suo essere, cerca di stabilirsi definitivamente nella zona della luce o nei colori intermedi o di perdersi nell' indistinto della tenebra. Una storia che si determina soltanto nella sua autentica ed esclusiva individualità. Una storia che può essere resa visibile con i medesimi colori di cui essenzialmente è composta e nella conflittualità o agonia che la caratterizza.

Dedico una poesia a Virgilio Guidi, per le sue straordinarie visioni.

Devi lasciare il diaframma dell'obiettivo
Completamente aperto per lungo tempo,
Per tutta la notte,
Se vuoi vedere come si deve
Il movimento del cielo.

Nel suo silenzio bastò al poeta
Molto meno di un attimo
Per vedere da gigantesca celeste ferita,
Perché gli occhi del suo cuore
Erano aperti

Ritengo opportuno in questa occasione rendere pubblica una riflessione del Maestro alquanto illuminante tratta da una lettera autografa del 1947 recentemente emersa.
"Non vedo l'ora di mettere in atto quella che io chiamo 'conversione'. Un atto religioso mi è necessario per spingere la vita fino alla sua fine per la sua funzione, per la mia funzione, poiché l'arte e le cose dello spirito diventano sempre più esigenze assolute. Possa Dio aiutarmi o farmi morire. Se Dio mi aiuterà altro premio non aspetto che la pace della mia coscienza."

Da una poesia di Auden

May I, composed like them
Of Eros and of dust,
Beleaguered by the same
Negation end despair
Show an affirming flame.


Che possa Io,come loro composto
Di Eros e di polvere,
Stretto dalla stessa
Negazione e disperazione
Ostentare una assertante fiamma.


A FONTE USQUE AD EODEM FLUENTES
ARKE

- note biografiche
- mostra 2010
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